La pietra asfaltica o roccia, è conosciuta dall'uomo da sempre, ed utilizzata sicuramente sin dai Tempi di Abramo, 5000 anni a.C., com'è documentato dalle fonti. Il minerale bituminoso, lavorato in diversissime maniere, era utilizzato nell'antico Egitto, in Persia, dagli antichi abitanti della grande Palestina. La pietra asfaltica, con tutte le possibili applicazioni era usata nel passato anche a Ragusa, come dimostrano numerose testimonianze. I più antichi manufatti in pietra asfaltica di Ragusa sono, almeno allo stato attuale della ricerca archeologica, due sarcofagi di età ellenistica. Essi vennero alla luce nel 1891, durante i lavori per la ferrovia Noto-Ragusa-Licata. Il manufatto successivo ai sepolcri è datato 1513, si tratta di una statua di San Giovanni Battista, conservata nella cattedrale della città . L'opera successiva e' del 1545, si tratta di un fonte battesimale sistemata all'interno della chiesa di San Tommaso a Ragusa Ibla. Altra opera del XVI° secolo è la lastra Tombale Contenuta nella chiesa di San Francesco all'Immacolata e, nel convento annesso alla stessa chiesa, vi si trova la stupenda scalinata di roccia asfaltica, forse la più bella opera realizzata con questo minerale. Successivamente, nel periodo che segue il tardo-barocco, questa pietra viene utilizzata nelle edificazioni di palazzi e chiese, le opere manufatti in asfalto non mancheranno mai, dalla pavimentazione di case umili, cittadine, rurali, e prestigiose come il Castello di Donnafugata.
La pietra asfaltica o ( pietra pece ) arenaria di carattere sedimentario biduminoso , formatasi circa 15/20 milioni di anni fà ha subito per cause naturali un'infiltrazione di idrocarburi che l'ha resa unica nel suo genere, e grazie all'estro dei maestri scalpellini che hanno saputo realizzare opere uniche in tutto il Barocco Ibleo. La superficie , che presenta un'ossidazione naturale formatasi nel tempo è di colore grigio , all'interno invece si presenta con un colore particolare che assecondo la percentuale di idrocarburi presenti , assume una colorazione che và dal marrone chiaro a quello scuro per finire in casi estremi al nero, ma tutto questo durante la lavorazione non è ancora visibile a causa della polvere ma più si ottiene una superficie liscia più spettacolare sarà il risultato. Solo dopo un trattamento accurato di oliatura e lucidatura si evidenzierà tutta la sua natura risaltando la formazione naturale geologica sedimentaria con svariate sfumature che cambiando colore in più punti , sembra quasi animarsi e prendere vita . Solo se esposte ai raggi solari per una reazione chimica e di surriscaldamento, i (raggi UV ) faranno evaporare gli oli e la ceratura del trattamento , per ritornare allo stato naturale di ossidazione spontanea, ma se esposte all'interno protette dai ( raggi uv ) le opere rimarranno indenne da alterazioni così come in tutto il barocco Ibleo , puttini , capitelli su colonne maestose che sorreggono le strutture nelle chiese , acquasantiere , fonti battesimali secolari , lastre tombali , balaustre animate nel convento della chiesa di San Francesco e poi quasi tutti i rivestimenti dei pavimenti interni , avvolte con giochi mosaici e tutte le scalinate interne. Esternamente questa pietra largamente usata è meno riconoscibile perché come specificato prima a questi lavori se destinati all'esterno non si effettuano trattamenti perché poco durevoli , non per niente si possono ammirare le fantastiche scalinate di tutte le chiese in particolare la scalinata del Duomo di San Giorgio a Ragusa Ibla e la gran parte delle balconate , davanzali e diversi mascheroni che sorreggono intere balconate, tutto questo con un tono di colore che va sul grigio. Questa pietra ha fatto onore in tutto il Barocco per il suo risultato e per quanto sono riusciti i Maestri scalpellini a realizzare opere che hanno segnato la storia della cultura Ragusana e dato in tanti anni una forza all'economia locale .

Roberto Lo Magno
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